domenica 25 settembre 2016


L’Italia dei misteri. Il delitto di Torvajanica. La giovane Wilma Montesi vittima dell’intreccio tra sesso e potere. Il primo grande scandalo del dopoguerra


    
Un giallo macchiato di rosa shocking” così  fu definito dai giornalisti   il ritrovamento del corpo senza vita di Wilma Montesi, giovane e brava ragazza promessa sposa di un poliziotto. Giovedì  9 aprile 1953 la sorella di Wilma, Wanda Montesi, insieme alla madre uscirono per andare a vedere al cinema “La carrozza d’oro” di Jean Renoir. Wilma decise di  rimanere a casa, preferiva così, come disse alla madre e alla sorella.
Ma Wilma quel pomeriggio lasciò l’appartamento di Via Tagliamento a Roma in cui viveva con i fratelli e i genitori e non vi fece più ritorno.
Alle 21,00 di quella stessa sera, i familiari preoccupati perché non era solita andare in giro da sola e per il fatto che non fosse ancora rientrata, il sig. Montesi  insieme a Sergio, il fratello di Wilma, se ne andarono per la città alla ricerca della ragazza. Ma fu tutto inutile, nessuno aveva visto una giovane donne che corrispondesse alla sua  descrizione fisica.
Alle 23.00 Rodolfo Montesi si recò al commissariato di zona  per denunciare la scomparsa della figlia. Sabato Santo  11 aprile 1953 intorno alle 17,00 fu portato in una cella frigorifero dell’Istituto di Medicina il corpo di una donna non identificato perché privo di documenti,  ritrovato sulla spiaggia di Torvajanica. L’autopsia si sarebbe svolta qualche giorno dopo perché  era proprio l’week end i Pasqua e i medici erano in vacanza. Il giornalista Fabrizio Meneghini del quotidiano “Il Messaggero” riuscì in qualche modo a vedere la vittima e dalla descrizione fattane nell’articolo che uscì la domenica di Pasqua il sig. Montesi  si rese conto che poteva trattarsi della sua Wilma.
http://shop.ilmessaggero.it/archivio
Quella stessa mattina insieme al Commissario, i signori Montesi si recarono presso l’Istituto per fare il riconoscimento.
Il corpo di Wilma fu ritrovato seminudo (senza gonna, calze e reggicalze) sulla spiaggia di Torvajanica.
In quell’epoca non esistevano mezzi pubblici che da Roma portassero fino in quell zona. Come avrebbe potuto dunque la signorina Montesi senza auto e senza patente , arrivare su quel tratto di litorale?!
L’esame autoptico fu fatto tre giorni dopo il ritrovamento del cadavere e con una buona dose di approssimazione  (non fu eseguito l’esame del sangue). La causa del decesso: annegamento, nello stomaco un gelato non digerito, mangiato evidentemente poco prima del decesso. Alcuna spiegazione era data in riferimento alle macchie riportate sul volto. Per escludere che fosse stata vittima di un bruto fu resa pubblica l’illibatezza della vittima. La questura, basandosi sull’autopsia fatta dall’Istituto di Medicina legale, attribuì la morte ad una sincope dovuta ad un pediluvio e conseguente annegamento.
Ipotesi avvalorata dalla testimonianza della signora Rosa Passarelli la quale riferì di aver visto Wilma salire sul trenino Roma Ostia alla stazione della Piramide giovedì pomeriggio alle 17e30.
“Si era seduta proprio davanti a me e si era tolta il cappello, tenendo la borsetta sulle ginocchia…Quando si è in treno e non si ha niente da leggere l’unica cosa che si può fare è osservare i compagni di viaggio. E io ho osservato lei, perché la sua figura , così graziosa e giovane, mi aveva incuriosito. Ho avuto il tempo di notare ogni dettaglio: la borsa di pelle, le scarpe di foggia particolare (così ben descritte negli articoli che ho letto), il maglioncino dolcevita e il giaccone, il giaccone col collo a scialle di quel giallo-verde…una tinta strana, un po’ azzardata, se permette, ma a lei stava bene. Con la sua carnagione e quel colore di capelli…neri corvini, li definirei.”.
Sul perché Wilma si fosse recata ad Ostia aveva risposto Wanda, la sorella, raccontando  che la vittima soffriva di un eczema ad un tallone provocato dalle scarpe nuove, che curava con  la tintura di iodio, ma il prurito non era passato, così qualche giorno prima Wima le aveva chiesto se l’avrebbe accompagnata a Ostia dato che aveva sentito che l’acqua di mare per quel tipo di problemi faceva miracoli.  Quindi per la Questura la donna era caduta in mare mentre faceva un pediluvio ad Ostia, dove era stata vista sul trenino Roma-Ostia. Ma come spiegavano la distanza  da Ostia al luogo del ritrovamento?! Semplice, le correnti marine avevano trasportato il corpo fin lì.
Ma come si può morire per un pediluvio?!
Apparentemente il caso sembrava archiviato, fino all’ottobre di quell’anno, quando il direttore di un settimanale scandalistico Silvano Muto pubblicò un articolo in cui raccontava che Wilma Montesi si trovava nella riserva di caccia del marchese e Democristiano Ugo Montagna, durante un party a base di sesso e alcol, a cui avrebbe anche partecipato Piero Piccioni musicista, figlio del Ministro degli Esteri , un notabile democristiano  favorito nella successione a De Gasperi. I complici, spaventati per le conseguenze dello scandalo, avrebbero trasportato il corpo della ragazza sulla spiaggia e l’avrebbero abbandonato. Le accuse verranno appoggiate da altre due aspiranti attrici , Adriana Bisaccia e Annamaria Moneta Caglio, quest’ultima ex fidanzata del Marchese Montagna . Muto fu subito denunciato  per diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico.
Moltissimi giornali scrissero in riferimento alla vicenda, fu una vera e propria campagna stampa nazionale tesa alla scoperta della verità.
Il caso Montesi fu il primo spiraglio su quella che di lì a poco, sarà definita la dolce Vita. Fellini raffigurerà simbolicamente la fine di Wilma nel finale del suo capolavoro, con la scena dei giovani bene che intorpiditi dall’ orgia,  guardano sulla spiaggia deserta, il corpo di una misteriosa creatura bianca uscita dal mare. Perchè è cosi importante il caso Montesi? E’ il primo caso legato  ai drammi del sesso , sangue e potere della Repubblica . Se Fanfani ha vinto lo scontro con Piccioni per la successione a De  Gasperi è proprio a questo caso. E se Wilma non fosse Morta? La storia del nostro paese sarebbe stata diversa?
Già nel maggio dello stesso anno un settimanale satirico, “Il merlo giallo”, faceva allusioni forti pubblicando  la vignetta di  un piccione viaggiatore che portava un reggicalze in bocca. La vignetta aveva un’ironia sottile, si riferiva neppure troppo velatamente  all’onorevole Piccioni ed al reggicalze che  mancava a Wilma quando venne ritrovata.
La magistratura romana decise di intervenire pubblicamente, così il procuratore capo, Angelo Sigurani il 24 aprile durante una conferenza stampa disse: “ la morte della Montesi non  chiara. Il caso non è affatto chiuso. Si invita chiunque possa collaborare con la giustizia a presentarsi al magistrato”.
Nel settembre del 1954 arriva il colpo di scena. Piero  Piccione annuncia le dimissioni dalla carica di ministro e dopo due giorni, il figlio viene arrestato con l’accusa di concorso in omicidio colposo e uso di stupefacenti.
Dopo qualche ora, Ugo Montagna si reca spontaneamente a Regina Coeli mentre al ex questore di romano , Saverio Polito, viene notificato un mandato di comparizione con l’accusa di aver sviato le indagini allo scopo di archiviare il caso come semplice incidente. Ma nel processo finale tutti gli accusatori verranno dichiarati innocenti. Il principale imputato Piero Piccioni se la cava, perché la sua innocenza sarà convalidata da un alibi fornito dall ‘attrice Alida Valli all’ epoca dei fatti sua fidanzata. Gli unici condannati restano Silvano Muto e la sua testimone  Adriana Bisaccia. Questa Assoluzione non ha nessuna rilevanza ai fini politici. Ormai  l’antagonista di Fanfani è uscito di scena…
Wilma Montesi resta ancora oggi una vittima senza colpevole.
Alessandra Severi –  Wilma Ciocci   


Omicidi irrisolti. Marco Vannini, il mistero rinchiuso nelle mura domestiche


Marco Vannini, il giovane bagnino di Cerveteri  è rimasto ucciso in seguito a un colpo di pistola mentre si trovava in casa della fidanzata la sera del 18 maggio scorso.
Antonio Ciontoli, sottufficiale della Marina con incarico nei servizi segreti, papà della fidanzata, si è  subito autoaccusato. Ai magistrati  riferisce di una tragica accidentalità avvenuta mentre Marco si trovava nella vasca bagno. Ecco il contenuto del verbale dell’interrogatorio: “Ricordo che la pistola mi stava scivolando e afferrandola con l’indice della mano destra premevo con forza la leva di scatto, il grilletto, provocando l’esplosione di un colpo. Il serbatoio era innestato e vi erano all’interno 12 ulteriori pallottole”..
E’ incredibile che sia un militare a parlare in questi termini, a non saper maneggiare un’arma da fuoco, a non accorgersi che la pistola fosse carica di proiettili.
Le foto della scena del crimine, mostrate dalla trasmissione “Chi l’ha visto?”, evidenziano come  la vasca da bagno fosse perfettamente pulita e non c’è, senza  una sola macchia di sangue né all’interno,  né sui bordi, né sulle mattonelle intorno.
Eppure non è plausibile che un ragazzo ferito da un colpo di pistola non abbia perso sangue: ciò significa che o la scena del delitto è stata attentamente ripulita, oppure la pistola ha sparato in un’altra stanza dell’abitazione.
Non si comprende, poi, come Ciontoli, che è un militare, possa aver pensato che la pistola fosse scarica.
Sulla calibro 9 che ha sparato non sarebbero poi state rinvenute impronte digitali né tracce biologiche; ciò significa che o la pistola dalla quale è partito il colpo è stata perfettamente ripulita o Marco Vannini è stato raggiunto da un proiettile partito da un’altra pistola.
La procura di Civitavecchia ha iscritto formalmente nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario e dolo eventuale: Martina Ciontoli, fidanzata di Marco, il padre di Martina Antonio Ciontoli, Federico Ciontoli, fratello della fidanzata e la madre di Martina, Maria Pezzillo. A giudizio anche Viola Giorgini, fidanzata di Federico, con l’accusa di omissione di soccorso. Secondo l’accusa, a prescindere da chi abbia ferito a morte Vannini, tutti i presenti in casa sono responsabili  della morte di Marco.
L’aspetto più grave della vicenda, riguarda il ritardo con cui sono stati chiamati i soccorsi.
Marco Vannini viene ferito alle 23,20. La prima telefonata al 118 arriva alle 23,40 . Un ritardo, secondo quanto riferito dal Ciontoli, dovuto al fatto che lo stesse preparando per portarlo lui stesso in ospedale.
Al telefono c’è il figlio Federico, che non parla  di ferita da arma da fuoco, e chiude la conversazione dicendo che non c’è  più bisogno dell’ ambulanza.
Passa circa mezz’ora. Alle 24,06 arriva una seconda chiamata al 118.
Questa volta al telefono c’è Ciontoli, e riferisce  di una ferita provocata da un pettine.
Vista la segnalazione, l’ambulanza parte in codice verde, agli infermieri non viene ancora detta la verità.
Il primo che sente parlare di colpo da arma da fuoco è un medico,  ma  ormai  è  l’una di notte.
Marco viene trasportato all’ospedale Gemelli di Roma in elicottero;  ma è troppo tardi. Il ventenne muore alle 3,10 per shock emorragico.
Sono passate quasi 4 ore dal momento del presunto incidente. È gravissimo che un militare abbia del tutto omesso di riferire al 118 che la ferita fosse dovuta all’esplosione di un colpo da arma da fuoco, impedendo, così, un intervento tempestivo dei sanitari.  Gli esiti della perizia medico-legale, disposta dalla procura di Civitavecchia, avrebbe affermato che «una immediata e corretta attivazione dei soccorsi avrebbe evitato, con elevate probabilità, il decesso del paziente».
Sono acora più sconvolgenti, le numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali disposte  nell’immediatezza dei fatti, grazie anche all’impegno del personale della stazione dei carabinieri di Ladispoli, della Compagnia di Civitavecchia e del reparto investigazioni scientifiche di Roma; dimostrerebbero che tutti erano a conoscenza di quanto accaduto quella notte. I Ciontoli omisero però di dire all’operatore Ares che Marco Vannini era stato ferito da un’arma da fuoco.
Nel video mandato in  dalla trasmissione “Chi l’ha visto?” Martina ha appena perduto il suo ragazzo e tuttavia consola il padre, gli accarezza la testa: “E’ andata così eh, mo’ basta…”. Poi piange: “Era destino che morisse”.
La famiglia Ciontoli non dimostra nessun segno di umanità e preoccupazione per la vita del giovane . Tutti gli indagati hanno più volte ripetuto, in sede di interrogatorio, che “è stato un colpo partito per sbaglio” ad uccidere Marco, ma si sono contraddetti a colloquio con gli inquirenti.
Le incongruenze sono tante, ma quello che sconcerta di più è l’ omertosità che porta l’ intera famiglia a mentire subito dopo i fatti , potrebbe svelare una responsabilità di gruppo, che nella storia della Criminologia è legata ad ambienti mafiosi.
ll meccanismo oscuro che regola la famiglia Ciontoli  sembra essere governato dall’impulso primitivo dell’unità famigliare a ogni costo. Contro tutte le regole sociali ed il codice penale e senza nessun  rimorso per avere reso un inferno la vita di altri genitori, tuttora sconvolti dal dolore e dalle assurde dinamiche che  hanno sottratto loro un giovane figlio.
Solo il processo potrà fare chiarezza sui tanti lati oscuri della vicenda.
Wilmaciocci&Alesandra severi

martedì 17 maggio 2016

Sabato 14 Maggio si è svolto ad Anagni il 3 Incontro del Caffè Criminale, evento organizzato dall' officina16 e dall'associazione amici delle stelle. I relatori: Avvocato Professore Eraldo Stefani, l' investigatore Davide Canella, Wilma Ciocci Sociologa Criminologa, Alessandra Severi Giurista Criminologa. I casi Trattati: La misteriosa morte di Denis Bergamini e la strage di Caraffa.

                         



Grazie a tutti i partecipanti e al prossimo Caffè Criminale. 

Wilma&Alessandra

lunedì 23 novembre 2015

Sabato 21 novembre 2015 si è svolto, presso il Lucca Libri, il primo di una serie di appuntamenti intitolati "Caffè criminale".
Oltre alla nostra presenza vi erano l'ivestigatore Davide Cannella e l'avv. del Foro di Firenze nonchè professore della Sapienza di Roma Eraldo Stefani, entrambi conosciuti sia a livello nazionale che internazionale.
Il tema dell'incontro riguardava le indagine, e grazie alla interessata partecipazione del pubblico, peraltro molto numeroso, molteplici sono stati gli aspetti analizzati.
Da un primo inquadramento giuridico e normativo, si è passati a discutere dell'importanza della criminologia,del ruolo del criminologo oggi, per poi proseguire all'osservazione di immagini di casi concreti in riferimento ai rilievi effettuati in acqua (vicenda della Costa Concordia) e ai rilievi di terra su una scena di un duplice omicidio.




Quella dell'investigazione e', o dovrebbe essere, una scienza esatta e, quindi, dovrebbe essere trattata in maniera fredda e distaccata.
ARTHUR CONAN DOYLE, "Il segno dei quattro"



La vera figura del Criminologo- Investigatore

La figura del criminologo – investigatore si afferma come ruolo cardine all'interno del processo investigativo, perchè si pone come punto di collegamento tra conoscenze sociologiche, giuridiche, antropologiche, statistico e scientifiche, componendo già in fase di indagine, un quadro efficace. L'elemento fondamentale non è solo la ricerca della verità, tramite l'applicazione di ragionameni e tecniche investigative protese ad eliminare qualsiasi errore investigativo, ma la tempestività dell'azione investigativa. 
A partire dal 2000 alla professione del Criminologo è stata data un certo rilievo processuale, in quanto la riforma del codice di procedura penale ha in parte rivoluzionato la figura dell'avvocato, sancendo anche per costoro, la possibilità di compiere atti di indagini attraverso la collaborazione della figura dell' investigatore privato.
La criminologia quindi, in quanto disciplina interdisciplinare e multidisciplinare si occupa di studiare i fatti delittuosi , gli autori dei delitti e le differenti reazioni che la società mette in atto per combatterli o prevenirli, elabora metodi, teorie, approcci diversi allo studio del crimine, in quanto non vi è una causa universale per l'agire criminoso, bensi una serie di variabili causali, da vautare caso per caso.
Quindi, il criminologo non deve essere inteso come uno studioso onnisciente, o come si dice in senso ironico "tuttologo", poichè il suo compito è quello di saper integrare in una visione sintetica di dati , conoscenze ed approcci e metodi provenienti da campi diversi del sapere.




La figura mediatica del Criminologo.


Molto spesso, l’informazione viene trasformata e condita da considerazioni fantasiose, da personaggi che si cimentano nella ricostruzione dei fatti criminosi senza alcuna competenza. 

La spettacolarizzazione di eventi tragici e reali, sminuisce la figura non solo delle parti processuali, che normalmente svolgono queste attività dando un contributo scientifico di grande rilievo, che invece in tv viene facilmente travisato. 
La figura che più di tutte ne risente è quella del criminologo: figura ormai ridotta nell’immaginario collettivo ad un personaggio da talk show che dice genericamente la sua in merito a qualunque argomento.
Pensiamo al coinvolgimento sociale della vicenda del Mostro di Firenze, un caso irripetibile, ed unico nella storia criminologica italiana, europea e forse mondiale, ma è anche il fallimento, dell’applicazione di ogni tecnica investigativa che abbia un richiamo scientifico. Per cui ogni lettore, si è immedesimato nella storia, o come vittima o potenziale omicida, ma sopratutto come criminologo! 








Alla prossima Wilma&Alessandra

mercoledì 2 settembre 2015

L'Asino d'oro e il carcere

31 agosto 2015, in carcere come ogni lunedì. Obiettivo dell'attività odierna il terminare la lettura di un libro. Un testo classico per la precisione, che ci ha trasportato ben oltre le mura grigie della cella in cui mi trovavo con i detenuti; 125 d.C., Grecia, sortilegi di streghe, negromanzia, briganti senza scrupoli, processi, tradimenti, e Lucio, che da uomo si è trasformato in asino. Lucio si reca  in Tessaglia a far visita a  Milone, un signore ricchissimo e molto avaro, suo amico,  la cui moglie Panfila è una strega. Lucio scoperta questa verità riesce a convincere la  servetta Fotide  a farlo assistere a qualche incantesimo della padrona. Lucio vede così Panfila  trasformarsi in gufo dopo aver bevuto una pozione. Chiede  di potersi trasformare in gufo anche lui. Ma Fotide sbaglia unguento e Lucio diventa asino, pur conservando sentimenti e coscienza umani. Apprende che racquisterà forma umana solo mangiando un cespo di rose. Rapito durante la notte da alcuni briganti entrati in casa di Milone, Lucio è condotto nella loro caverna, dove si trova in ostaggio una fanciulla, alla quale per distrarla una vecchia racconta la favola di Amore e Psiche (un re e una regina avevano tre figlie. Della bellissima Psiche s'innamora Amore che la fa condurre da Zefiro nel suo palazzo. Ogni notte, al buio per non essere visto, il dio va a trovarla. Psiche non resiste alla curiosità e con una lucerna illumina il volto di Amore, che fugge. Psiche tenta in ogni modo di riaverlo, finché Amore le viene in aiuto e ottiene per lei da Giove l'immortalità). Sconfitti i briganti dal fidanzato della fanciulla, Lucio cambia molti padroni, affronta molte disavventure e pericoli, è testimone dei più abietti vizi umani. Alla fine trova riparo nella appartata spiaggia di Cencrea, dove si addormenta. Avvertito in sogno da Iside interviene alla processione in onore della dea e mangia le rose che un sacerdote porta in mano. Riacquista così forma umana.
Il giovane riconoscente si fa iniziare al culto di Iside e Osiride e ne diviene sacerdote.Mi hanno chiesto molte volte perché ho scelto di leggere ai detenuti proprio questo libro, ma solo oggi lo so veramente.   "Mi dà le vertigini, mi abbaglia: la natura in se stessa, il paesaggio, l'aspetto puramente pittoresco delle cose vi sono trattati alla maniera moderna e con un soffio antico e cristiano a un tempo che li pervade. Vi si sente l'incenso e l'orina: la bestialità si congiunge al misticismo."  (Flaubert)Apuleio ha descritto con smagliante maestria tutto ciò di cui l'essere umano è capace, e  ciascuno dei miei spettatori ascoltatori,  Albanesi, Sinti, Italiani... sì è immedesimato nelle avventure/disavventure narrate dalla dallo stesso personaggio principale, Lucio. Non sapevo se un testo così antico  avrebbe potuto essere recepito e apprezzato dai detenuti, ma la sua profondità ha conquistato la loro attenzione.Nell'Asino d'Oro c'è tutto e il contrario di tutto, come  in carcere.Lo stesso Apuleio  ha vissuto l'esperienza della prigionia. Cultore di arti magiche e scienze occulte, nel 158 fu costretto a scagionarsi dall'accusa di stregoneria.Il concetto di detenzione è lo stesso che vive Lucio, intrappolato nelle sembianze animali, con orecchie lunghe e zoccoli al posto delle mani, in attesa di una liberazione.La mia scommessa è stata vinta. La metamorfosi può iniziare ovunque, in ogni condizione, anche dove manca la luce e i colori non sembrano esistere più. “La bellezza salverà il mondo” scriveva Dostoevskij; se ripenso ai loro occhi attenti e affascinati dalla lettura del libro, alla condivisione dei loro vissuti scaturita dall'ascolto delle peripezie di Lucio, alla richiesta di una seconda lettura della storia di Amore e Psiche, ecco, del bello è stato creato.Metamorfosi come mio auspicio, perché  c'è sempre qualcosa da salvare e in cui credere. Alessandra




sabato 28 febbraio 2015

Flop Criminologico Il Caso Pietro Pacciani



Quello del mostro di Firenze non è solo un caso unico nella storia criminologica italiana, europea e forse mondiale, ma è anche un fallimento dell'applicazione di ogni tecnica investigativa che abbia un richiamo scientifico.Come se ogni mezzo fosse stato utilizzata non per le potenzialità che offriva se non invece per quanto era utile a dimostrare una tesi precostituita. Ci sono otto duplici omicidi firmati da una stessa arma e da medesime cartucce, un modus operandi riscontrabile in ogni delitto che si evolve psicologicamente nella sua efferatezza. L'arco di tempo è di 17 anni  dal 1968 al 1985 con periodi di silenzio variabili e un'accelerazione nel 1982 (due delitti).
Ci sono stati vari sospettati nel corso degli anni cinque persone sono state indicate come l'assassino, il Mostro (Enzo Spalleti, Francesco Vinci, Giovanni Mele e Piero Mucciarini, Salvatore Vinci e alla fine Pietro Pacciani). Per Il delitto del 1968 invece un uomo è stato condannato in via definitiva, Stefano Mele marito di Barbara Locci, la prima vittima.
Alcuni personaggi entrati nella vicenda sono stati indicati solo come complici, favoreggiatori. Mario Vanni, Giancarlo Lotti e Ferdinando Pucci sono stati i più famosi fra questi, condannati i primi due, non il terzo, il supertestimone che incastrava i cosiddetti "compagni di merende".
E qui il caso del Mostro di Firenze diventerebbe unico su scala planetaria: non solo 8 duplici omicidi ma anche fatti in gruppo e ultima ipotesi investigativa, su commissione.
Pacciani era un delinquente, un assassino, ha abusato delle figlie, ha avuto episodi di violenza nei loro confronti e nei confronti della moglie indicibili. Un Mostro perfetto, ma non il Mostro di Firenze.
Come Diciamo nel libro: "Ben 143 testimoni sono stati sapientemente mossi ed uniti da una geniale strategia giuridica di indizi psicologici (quadro, poster, riviste pornografiche, ect) e sono serviti a far indossare, sapientemente un vestito cucito ad arte su Pietro Pacciani.

                                             Wilma Ciocci &Alessandra Severi

martedì 25 novembre 2014

"La vera storia del Mostro di Firenze" - Il Salotto delle 6 - "Giallocronaca" mercoledì 26 novembre ore 18 Biblioteca Consorziale Viterbo



Gianluca Monastra, cronista di nera (La Repubblica) sarà protagonista, assieme ad Alessandro Cecioni (Editoriale L'Espresso) dell'Incontro "La vera storia del Mostro di Firenze" di scena a Il Salotto delle 6 "Giallocronaca" mercoledì 26 novembre, condotto dalle criminologhe Alessandra Severi e Wilma Ciocci

Vi aspettiamo numerosi!