domenica 25 settembre 2016


L’Italia dei misteri. Il delitto di Torvajanica. La giovane Wilma Montesi vittima dell’intreccio tra sesso e potere. Il primo grande scandalo del dopoguerra


    
Un giallo macchiato di rosa shocking” così  fu definito dai giornalisti   il ritrovamento del corpo senza vita di Wilma Montesi, giovane e brava ragazza promessa sposa di un poliziotto. Giovedì  9 aprile 1953 la sorella di Wilma, Wanda Montesi, insieme alla madre uscirono per andare a vedere al cinema “La carrozza d’oro” di Jean Renoir. Wilma decise di  rimanere a casa, preferiva così, come disse alla madre e alla sorella.
Ma Wilma quel pomeriggio lasciò l’appartamento di Via Tagliamento a Roma in cui viveva con i fratelli e i genitori e non vi fece più ritorno.
Alle 21,00 di quella stessa sera, i familiari preoccupati perché non era solita andare in giro da sola e per il fatto che non fosse ancora rientrata, il sig. Montesi  insieme a Sergio, il fratello di Wilma, se ne andarono per la città alla ricerca della ragazza. Ma fu tutto inutile, nessuno aveva visto una giovane donne che corrispondesse alla sua  descrizione fisica.
Alle 23.00 Rodolfo Montesi si recò al commissariato di zona  per denunciare la scomparsa della figlia. Sabato Santo  11 aprile 1953 intorno alle 17,00 fu portato in una cella frigorifero dell’Istituto di Medicina il corpo di una donna non identificato perché privo di documenti,  ritrovato sulla spiaggia di Torvajanica. L’autopsia si sarebbe svolta qualche giorno dopo perché  era proprio l’week end i Pasqua e i medici erano in vacanza. Il giornalista Fabrizio Meneghini del quotidiano “Il Messaggero” riuscì in qualche modo a vedere la vittima e dalla descrizione fattane nell’articolo che uscì la domenica di Pasqua il sig. Montesi  si rese conto che poteva trattarsi della sua Wilma.
http://shop.ilmessaggero.it/archivio
Quella stessa mattina insieme al Commissario, i signori Montesi si recarono presso l’Istituto per fare il riconoscimento.
Il corpo di Wilma fu ritrovato seminudo (senza gonna, calze e reggicalze) sulla spiaggia di Torvajanica.
In quell’epoca non esistevano mezzi pubblici che da Roma portassero fino in quell zona. Come avrebbe potuto dunque la signorina Montesi senza auto e senza patente , arrivare su quel tratto di litorale?!
L’esame autoptico fu fatto tre giorni dopo il ritrovamento del cadavere e con una buona dose di approssimazione  (non fu eseguito l’esame del sangue). La causa del decesso: annegamento, nello stomaco un gelato non digerito, mangiato evidentemente poco prima del decesso. Alcuna spiegazione era data in riferimento alle macchie riportate sul volto. Per escludere che fosse stata vittima di un bruto fu resa pubblica l’illibatezza della vittima. La questura, basandosi sull’autopsia fatta dall’Istituto di Medicina legale, attribuì la morte ad una sincope dovuta ad un pediluvio e conseguente annegamento.
Ipotesi avvalorata dalla testimonianza della signora Rosa Passarelli la quale riferì di aver visto Wilma salire sul trenino Roma Ostia alla stazione della Piramide giovedì pomeriggio alle 17e30.
“Si era seduta proprio davanti a me e si era tolta il cappello, tenendo la borsetta sulle ginocchia…Quando si è in treno e non si ha niente da leggere l’unica cosa che si può fare è osservare i compagni di viaggio. E io ho osservato lei, perché la sua figura , così graziosa e giovane, mi aveva incuriosito. Ho avuto il tempo di notare ogni dettaglio: la borsa di pelle, le scarpe di foggia particolare (così ben descritte negli articoli che ho letto), il maglioncino dolcevita e il giaccone, il giaccone col collo a scialle di quel giallo-verde…una tinta strana, un po’ azzardata, se permette, ma a lei stava bene. Con la sua carnagione e quel colore di capelli…neri corvini, li definirei.”.
Sul perché Wilma si fosse recata ad Ostia aveva risposto Wanda, la sorella, raccontando  che la vittima soffriva di un eczema ad un tallone provocato dalle scarpe nuove, che curava con  la tintura di iodio, ma il prurito non era passato, così qualche giorno prima Wima le aveva chiesto se l’avrebbe accompagnata a Ostia dato che aveva sentito che l’acqua di mare per quel tipo di problemi faceva miracoli.  Quindi per la Questura la donna era caduta in mare mentre faceva un pediluvio ad Ostia, dove era stata vista sul trenino Roma-Ostia. Ma come spiegavano la distanza  da Ostia al luogo del ritrovamento?! Semplice, le correnti marine avevano trasportato il corpo fin lì.
Ma come si può morire per un pediluvio?!
Apparentemente il caso sembrava archiviato, fino all’ottobre di quell’anno, quando il direttore di un settimanale scandalistico Silvano Muto pubblicò un articolo in cui raccontava che Wilma Montesi si trovava nella riserva di caccia del marchese e Democristiano Ugo Montagna, durante un party a base di sesso e alcol, a cui avrebbe anche partecipato Piero Piccioni musicista, figlio del Ministro degli Esteri , un notabile democristiano  favorito nella successione a De Gasperi. I complici, spaventati per le conseguenze dello scandalo, avrebbero trasportato il corpo della ragazza sulla spiaggia e l’avrebbero abbandonato. Le accuse verranno appoggiate da altre due aspiranti attrici , Adriana Bisaccia e Annamaria Moneta Caglio, quest’ultima ex fidanzata del Marchese Montagna . Muto fu subito denunciato  per diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico.
Moltissimi giornali scrissero in riferimento alla vicenda, fu una vera e propria campagna stampa nazionale tesa alla scoperta della verità.
Il caso Montesi fu il primo spiraglio su quella che di lì a poco, sarà definita la dolce Vita. Fellini raffigurerà simbolicamente la fine di Wilma nel finale del suo capolavoro, con la scena dei giovani bene che intorpiditi dall’ orgia,  guardano sulla spiaggia deserta, il corpo di una misteriosa creatura bianca uscita dal mare. Perchè è cosi importante il caso Montesi? E’ il primo caso legato  ai drammi del sesso , sangue e potere della Repubblica . Se Fanfani ha vinto lo scontro con Piccioni per la successione a De  Gasperi è proprio a questo caso. E se Wilma non fosse Morta? La storia del nostro paese sarebbe stata diversa?
Già nel maggio dello stesso anno un settimanale satirico, “Il merlo giallo”, faceva allusioni forti pubblicando  la vignetta di  un piccione viaggiatore che portava un reggicalze in bocca. La vignetta aveva un’ironia sottile, si riferiva neppure troppo velatamente  all’onorevole Piccioni ed al reggicalze che  mancava a Wilma quando venne ritrovata.
La magistratura romana decise di intervenire pubblicamente, così il procuratore capo, Angelo Sigurani il 24 aprile durante una conferenza stampa disse: “ la morte della Montesi non  chiara. Il caso non è affatto chiuso. Si invita chiunque possa collaborare con la giustizia a presentarsi al magistrato”.
Nel settembre del 1954 arriva il colpo di scena. Piero  Piccione annuncia le dimissioni dalla carica di ministro e dopo due giorni, il figlio viene arrestato con l’accusa di concorso in omicidio colposo e uso di stupefacenti.
Dopo qualche ora, Ugo Montagna si reca spontaneamente a Regina Coeli mentre al ex questore di romano , Saverio Polito, viene notificato un mandato di comparizione con l’accusa di aver sviato le indagini allo scopo di archiviare il caso come semplice incidente. Ma nel processo finale tutti gli accusatori verranno dichiarati innocenti. Il principale imputato Piero Piccioni se la cava, perché la sua innocenza sarà convalidata da un alibi fornito dall ‘attrice Alida Valli all’ epoca dei fatti sua fidanzata. Gli unici condannati restano Silvano Muto e la sua testimone  Adriana Bisaccia. Questa Assoluzione non ha nessuna rilevanza ai fini politici. Ormai  l’antagonista di Fanfani è uscito di scena…
Wilma Montesi resta ancora oggi una vittima senza colpevole.
Alessandra Severi –  Wilma Ciocci   

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